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Recovery Fund: cos’è e come funziona

Recovery Fund: cos'è e come funziona. Il significato per l’Europa

Come funziona il Recovery Fund? Cos’è il Recovery Fund? Quali sono le implicazioni per l’Unione Europea?

Questo recente strumento appena proposto è alla sua prima bozza: capire bene cos’è il Recovery Fund, come funziona e qual’è la sua importanza a livello europeo è fondamentale in questo particolarissimo momento storico.

Cerchiamo di capire meglio il piano pensato dalla Commissione europea per contrastare la crisi economica causata dall’emergenza sanitaria.

Nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare nel corposo stimolo che i 27 paesi dell’Unione Europea riceveranno nei prossimi decenni come conseguenza della pandemia da Covid-19.

Cos'è il Recovery Fund: significato

“Recovery Fund” significa, letteralmente, “fondo di recupero”: uno strumento per sostenere le economie europee devastate dalla pandemia da Covid-19.

La proposta è quindi quella di istituire un nuovo mezzo che avrà una dotazione di 750 miliardi di Euro: il denaro verrà raccolto emettendo titoli di debito.

Come funziona il Recovery Fund

Ecco che è interessante capire come, e in che forma, questi 750 miliardi di Euro verranno poi distribuiti, sempre secondo la prima bozza presentata, tra i vari paesi membri.

Come si può osservare dalla tabella (fonte: Bloomberg 28 maggio 2020), la somma degli
aiuti a fondo perduto sarà pari a 405 miliardi, mentre il Recovery Fund finanzierà i paesi membri con prestiti per circa 250 miliardi. Il totale previsto inizialmente quindi ammonta a 655 miliardi, e il fondo avrà ancora, per così dire, “cartucce” per altri 100 miliardi circa.

tabella recevory fund tokos 1

I prestiti agli Stati membri

Partendo dall’assunto, altamente probabile, che i prestiti che il fondo erogherà agli Stati avranno un tasso pari o comunque prossimo allo zero, è evidente che i paesi che pagano i tassi più alti per finanziarsi sui mercati, come l’Italia o la Spagna, saranno quelli che avranno i maggiori benefici dalla nascita del Recovery Fund.

In particolare, l’Italia risparmierà al massimo, indebitandosi nei confronti del fondo anziché sul mercato dei titoli di Stato, circa 40 miliardi.
Infatti, la durata media dei prestiti erogati dal fondo è di circa 23 anni. Ipotizzando di poter accedere immediatamente alla quota dei crediti destinata in bozza all’Italia, se andiamo a vedere quanto rende un BTP con scadenza 2043 (23 anni) ci accorgiamo che il rendimento è di circa il 2%. Quindi l’Italia risparmierebbe interessi sul denaro che si fa prestare dal fondo, all’incirca appunto il 2% per 23 anni.

Il conto è facile: il fondo concede all’Italia 91 miliardi di Euro a tasso zero, l’Italia evita circa 1,82 miliardi di interessi sul debito pubblico per 23 anni, ed ecco un risparmio complessivo di 41,9 miliardi di Euro sul servizio del nostro debito.

Questo, è bene dirlo, avviene grazie al meccanismo di garanzia in solido dei paesi membri UE proposto per il nascente Recovery Fund, e su cui si intravvede già un velato scetticismo da parte di alcuni paesi del Nord Europa.

L'ipotesi ottimistica

Questo nell’ipotesi in cui il Recovery Fund eroghi all’Italia tutti i soldi immediatamente e che essi vengano utilizzati subito. Uno scenario ottimistico, però, che è tutto fuorché certo. Anzi, è molto probabile, stando alle prime indiscrezioni, che il denaro arriverà mano a mano che saranno varati progetti concreti da parte dei singoli paesi.

Se non ci sono le riforme, ovviamente non ci saranno neppure i soldi

Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue

Però è un dato di fatto della proposta che la garanzia “europea” sulla parte del fondo a noi destinata ci farà risparmiare comunque una cifra non irrilevante di interessi.

Gli aiuti a fondo perduto

Per quanto riguarda questa tipologia di aiuto l’Italia otterrà 82 miliardi di Euro su un totale di circa 400 messi in campo. Ben un quinto del totale: le risorse per questi aiuti saranno reperite dalla fiscalità generale dei cittadini UE nei prossimi anni.

Nuove tasse, in pratica, che i paesi membri dovranno destinare a copertura della mole di aiuti prevista dal fondo. Ma anche qui scatta la solidarietà europea. Infatti, i paesi più colpiti dalla pandemia (Italia, Spagna e Polonia) ricevono aiuti di molto superiori alla loro contribuzione al bilancio dell’UE.

Quante nuove tasse per gli italiani in futuro, a fronte di 82 miliardi di aiuti?

La partecipazione dell’Italia al bilancio europeo è di circa il 12% (al netto della defezione dalla UE della Gran Bretagna). Ciò significa che saremo chiamati in futuro come cittadini italiani a contribuire con nuove imposte per circa 46 miliardi di Euro in 38 anni.

Accedendo però l’Italia ad aiuti per 82 miliardi, 36 miliardi (82 – 46) sono pura ridistribuzione fiscale tra paesi meno indebitati a paesi più indebitati paesi meno colpiti dalla pandemia a paesi più colpiti dalla pandemia.

Questo denaro ci viene accordato dai paesi del Nord Europa per far fronte all’emergenza sanitaria e ai danni economici causati dal Coronavirus.

I vantaggi (ipotetici) per l'Italia

Ciò è quello che è stato scritto nella prima bozza pochi giorni fa. E’ da vedere se tutti i paesi europei, che, è bene dirlo hanno diritto di veto su iniziative di questo calibro, saranno d’accordo.

Se ciò dovesse avvenire, nei prossimi decenni l’Italia risparmierebbe, ottimisticamente, 40 miliardi circa di interessi sul debito pubblico. Otterrebbe inoltre una ridistribuzione fiscale pari a 36 miliardi da parte degli altri cittadini UE: totale oltre 70 miliardi di Euro.

E gli altri paesi europei? Uno per tutti: la Germania

La Germania, per esempio, che contribuisce per il 20% del bilancio europeo, otterrà aiuti a fondo perduto per 29 miliardi di Euro ma contribuirà fiscalmente per 79 miliardi.

Bilancio: – 50 miliardi di Euro.

Vien da dire: alla faccia di chi dice che la Germania non ci aiuta, considerando anche che politicamente questa proposta è stata caldeggiata proprio da Angela Merkel ed Emmanuel Macron.

Gli aiuti rispetto al PIL italiano

Prima del Covid-19 il PIL italiano si attestava sui 1.900 miliardi di Euro circa. Gli aiuti previsti dal nascente Recovery Fund, tra crediti concessi e stanziamenti a fondo perduto ammontano a 173 miliardi, circa il 9% del PIL 2018.

Ipotizzando una contrazione del PIL post Covid-19 del 10% il PIL 2020 si assesterebbe a circa 1.700 miliardi: l’aiuto di 173 miliardi su 1.700 miliardi di PIL post Covid-19 equivale al 10% di quest’ultimo. Il 4,5% come aiuti a fondo perduto e 5,5% come credito.

Ma poiché del 4,5% di aiuti a fondo perduto ne ripagheremo solo una parte con la nostra fiscalità, ciò significa che ci vengono regalati 2 punti percentuali circa di PIL (36 / 1.700) a valori correnti. L’equivalente di due anni di crescita economica che, se il piano sarà confermato, ci pioveranno dal cielo.

Con gli altri 42 miliardi di Euro risparmiati in interessi sul debito pubblico aggiungiamo un altro 2% di PIL: ossigeno per la nostra crescita economica, da tempo asfittica, Covid o non Covid.

Qualche altra riflessione numerica

C’è una cosa che incuriosisce: la somma dei singoli aiuti, Stato per Stato, non coincide con la dotazione del fondo.

La somma degli aiuti a fondo perduto è pari a 405 miliardi mentre quella dei crediti è 250 miliardi: il totale è 655 miliardi.
Se la dotazione del fondo è di 750 miliardi di Euro, dove sono i rimanenti 95 miliardi?
Molto probabilmente sono un cuscinetto in dotazione al fondo da usare nel caso il mercato decidesse di penalizzare uno Stato inadempiente rispetto agli obblighi a fronte del prestito ottenuto.
Oppure potrebbe essere un piccolo tesoretto da utilizzare per futuri aggiustamenti di quote.
Un cuscinetto del 13% del totale, comunque, è una notizia interessante.

Altra sottigliezza da notare è che, nella bozza iniziale, non sono previsti finanziamenti da parte del fondo per alcuni paesi del nord Europa: Germania, Francia, Olanda, Belgio, Austria, Finlandia, Danimarca, Irlanda e Lussemburgo.

Sono, infatti, paesi a cui non sarebbe molto d’aiuto una linea di credito del Recovery Fund in quanto l’interesse che pagano sul loro debito è già particolarmente basso.

L’ultimo numero che ci stupisce e che deve far riflettere è il totale della dote in seno al fondo rispetto al bilancio UE: 750 miliardi, contro i 159 del bilancio 2018, un numero enorme.

Vengono messe in campo risorse per quasi cinque bilanci UE e con un’impostazione fortemente solidaristica. Ossia di trasferimento fiscale e garanzia sui debiti che avvantaggiano i paesi più deboli, tra quelli a maggiore dimensione dell’UE, per crescita strutturale e prodotto interno lordo pro capite.

Senz’altro una buona notizia per chi reclama più Europa.

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Speriamo di aver chiarito qualcosa rispetto al Recovery Fund: in primo luogo cos’è e soprattutto come funziona.

La seconda parte della nostra analisi sul Recovery Fund è disponibile qui.

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