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Mille gusti più uno

Mille gusti più uno

Leggo con interesse un articolo economico su “La Stampa” di Torino, a firma di Stefano Passigli.

Naturalmente, lo spunto di partenza è la vicenda delle quattro banche andate nei guai, e dei poveri investitori che si sono trovati in possesso di obbligazioni subordinate, azzerate dalla procedura. Ma non è questa la cosa che mi ha colpito.

A titolo informativo:

  • lo scrivente, crasso speculatore, ha comprato quelle subordinate a pochi giorni dalla chiusura della procedura, naturalmente molto sotto la pari;
  • di mestiere fa il consulente finanziario;
  • se proprio volete una opinione preliminare, tutta la vicenda dal 22 novembre è stata costellata di informazioni che alternavano ovvietà, strafalcioni, omissioni ed errori pacchiani.

La frase che mi ha colpito è questa:

“La vicenda delle obbligazioni subordinate offerte a clienti Retail ai quali tale investimento dovesse essere vietato, mostra chiaramente che per proteggere i piccoli risparmiatori più che ricorrere a lunghi e complessi prospetti sarebbe stato sufficiente prescrivere che il taglio di tali obbligazioni fosse non di 1.000 o 10.000 Euro, ma di 50(sic) o 100.000 , come avvenuto nel caso di altri e più solidi istituti bancari. Difficile dunque non ipotizzare responsabilità della Consob, e giusta la decisione di escluderla dai collegi arbitrali chiamati a decidere degli indennizzi.”

Ora, non entro negli assunti (tranne per segnalare che molte di quelle avevano già il taglio  50.000): va vietato il collocamento o no, il prospetto è lungo o no etc etc.

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La cosa che mi ha svegliato dal torpore, premio del Sabato mattina, è che….. l’analisi mi sembra incompleta.

Immaginiamo che abbia ragione. Quei titoli erano sangue del Demonio, tenere alla larga dalla portata dei bambini etc. A chi li potrei vendere, per tutelare la vecchina di Civitanova Marche?

Sia chiaro: le Banche, in quanto debitrici di quasi tutto il denaro che contengono, sono giustamente impedite dal fare con il capitale di garanzia investimenti a rischio. La stessa banca che ritiene adatto per voi un investimento azionario verrebbe bruciata in piazza come Savonarola se anche solo provasse per un trimestre a fare ciò che vi consiglia. Inoltre, se le comprasse in pratica assicurerebbe il contagio automatico tra banche. Un investitore di meno.

Beh, ci sono i fondi pensione! Però, guarda un po’, i fondi pensione, all’interno del fondo non hanno i propri soldi. Quella è sempre la pensione della stessa vecchina. Glielo lasciamo fare o no?

Poi, naturalmente, i fondi comuni! Certo, l’impatto di un default non è grosso. Se è uno. Ma i soldi, naturalmente, sono sempre della solita vecchina. Solo che adesso paga, all’interno del fondo e non a parte, una bella commissione annua, che al minimo è un paio di volte la commissione di acquisto del titolo diretto, che durava 10 anni. E la commissione la pagava una volta all’acquisto. Bello, pagare 19 volte di più la stessa cosa. Inoltre, in quel caso la diversificazione somiglia alle caramelle di Hogwarts: “mille gusti più uno”, in cui quell’uno, come succede ad Albus Silente, ahimè, è cerume. E non sapere neanche di averla!

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Ed è un bene. Perché solo se la vecchina non vede cosa c’è dentro, posso trovare casa alle subordinate, ricordando che “[…] le obbligazioni subordinate offerte a clienti Retail ai quali tale investimento dovesse essere vietato[…]”. Certo, se la vecchina le avesse avute direttamente, avrebbe potuto scendere in piazza, protestare, accedere all’arbitrato…. invece se compra il fondo saluta il suo investimento, perchè da povera vecchina si è trasformata in una Banchiera, magari Londinese, ed invece di affettare le fettuccine affetta i Futures.

Quindi delle due l’una:

  1. o la Consob riconosce che i fondi sono solo delle scatole, conta solo cosa c’è dentro, e vieta ai prodotti distribuiti al dettaglio in Italia di detenere questi titoli;
  2. oppure, rende i fondi trasparenti rispetto alla lodevole o meno prassi di alzare continuamente i tagli minimi, dicendo che “ogni prodotto distribuito in italia aggiornerà trimestralmente il taglio minimo di detenzione rendendolo pari al massimo dei tagli minimi detenuti in portafoglio, disponendone il riscatto automatico per tutti i detentori che non raggiungano la soglia di detenzione aggiornata entro 30 giorni.”

In questo modo, la Vecchina è tutelata dal taglio minimo, perchè almeno ogni tre mesi le danno un segnale che ha una cosa rischiosa su cui ha perso tutte le tutele della detenzione diretta. Chiaro, per I fondi comuni potrebbe essere, “problematico”. Ma io, che lavoro solo per voi, ho una modesta proposta.

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Portare tutti i tagli minimi a 1.000 Euro, e dire alle banche che per tutti i soggetti privati, il conto deposito standard impedisce di avere più del 10% in un singolo emittente calcolato sui costi di carico. Al di sopra di una certa soglia di ISE, posso uscire da quel sistema, andando in un conto che per sua natura impedisce il collocamento bancario. Se voglio, e con un ulteriore silenzio assenso di trenta giorni, posso chiedere la consulenza alla banca. O ad un altro, facciamo un po’ di pubblicità in buca – Perché se l’unica difesa è la diversificazione, devo poterla fare senza rinunciare alle tutele che la mia condizione di piccolo investitore mi dà. In fondo, questa è la linea del Governo: la tutela non è derivante dai contratti o dalla legge in vigore quando ho comprato una cosa, ma da altre cose, di cui quelle importanti sono aver comprato il titolo direttamente, ed essere diventato materialmente più povero.

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