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La religione dell’economia

La religione dell’economia

Ho trovato interessante, questa settimana, leggere due articoli in parallelo:

Citiamo il primo: “[…] La nostra tesi è che, nelle attuali circostanze, il modello concordato a livello UE sottostima il prodotto potenziale, forzando all’adozione di politiche economiche troppo restrittive e pro-cicliche, proprio quello che si è inteso evitare introducendo norme fiscali che tenessero conto del ciclo economico.” quindi, economisti sia pur stimati, di cui uno non è riuscito a convincere l’attuale governo a chiudere il sito Italia150.it, non solo ritengono che sia possibile creare modelli dell’economia che ne facciano una foto allo stato attuale, ma che siano possibili modelli previsivi e che il loro sia giusto e quello europeo sia sbagliato. eppure lo scrivono anche loro: “modello concordato”, a casa mia, vuol dire che ce n’erano vari, nessuno era “giusto”, ed invece di evitare perdite di tempo tirando due dadi si è discusso. Per vostra conoscenza, che due più due faccia quattro non è una “soluzione concordata”.

A me ha ispirato sorrisi la parte dedicata all’effetto isteresi, per cui crisi economiche causano danni all’apparato produttivo che non sono reversibili. mi chiedo dov’era questa gente quando il governo Monti – Befera lanciava una bomba al neutrone sulla nautica italiana.

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La conclusione di questi stimati economisti, è che il PIL potenziale (qualunque cosa esso sia) è stimato in maniera sbagliata per cui è giusto aumentare i deficit, perché la larga parte è dovuta ad una insufficienza della domanda, correggibile dalla spesa pubblica.

Mia nonna però, NON santa donna, sosteneva che le virtù inizino in casa. Quindi, se una persona qualunque come me, andasse in banca, sostenesse di dover fatturare mezzo milione di Euro in più di quello che incassa e che quello che manca è dovuto a “domanda insufficiente”, può mandare come referenza per il mutuo l’indirizzo di questi economisti? In fondo, sto facendo lo stesso ragionamento. Se funziona per loro… Inoltre, ci sono due modi per stimolare la domanda tramite deficit statale: o aumento la spesa, o diminuisco la tassazione a parità di spesa. ORRRORE!!!!!! Alla luce di quanto detto, c’è una soluzione alternativa perfettamente compatibile con quanto sostengono: autoriduciamoci le tasse del 10% per un anno, consumiamo, perché il reddito netto aumenta, il PIL sale e lo stato alla fine è contento.

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Cosa c’è di diverso rispetto alle implicazione del loro articolo? Chiaro, l’intermediazione pubblica! è indispensabile che sia lo stato e NON il produttore a decidere come spendere, se no gli economisti cosa fanno?

Tendo a essere più d’accordo con il secondo articolo. Non c’è una solida base scientifica dietro a queste applicazioni di teoria Keynesiana, ed ovviamente non si può pubblicizzare la motivazione politica. Gli stati, che sono diventati i grandi debitori del sistema, non si sono fatti bastare l’aiuto enorme imposto alle banche centrali: tassi a quasi zero “tassano” i risparmiatori a favore dei debitori, e con il costo del debito così basso gli stati dovrebbero avere bilanci rosei. Ma non ce l’hanno e quindi vogliono strappare la pagina dal vecchio traduttore degli anni 70: niente aiuta i debitori con asset (frase in cui gli asset sono i contribuenti) come una esplosione inflattiva. quindi, si danza nel fumo attorno all’altare degli anni 70, pantaloni a zampa d’elefante, Beatles ed inflazione al 15%. Già mi vedo con le basette lunghe. ma questi stregoni del terzo millennio guardano con angoscia al fatto che la ricetta per ora non sta funzionando, e soprattutto, riduce la produttività del sistema come l’ha ridotta negli ultimi 10 anni.

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D’altronde, c’è solo una cosa che terrorizza la burocrazia di più della frase “fare lo stesso a meno”, ed è ” fare di meno con molto meno”. Avrete notato anche voi che la stagione delle privatizzazioni è sparita dai vocabolari; le municipalizzate oltretutto non devono neanche entrare nel discorso pubblico: con l’attività economica ridotte, molte hanno un valore negativo (cioè quando il comune chiama l’acquirente per vendere la minoranza della società di trasporti, si sente chiedere “ e quanto paghi perché me la prenda?”)

Però, come il mio amico Massimo Lucco mi ricordava oggi, bisogna anche ricordare cosa c’è di buono, o di migliore di altri posti in cui la situazione era peggiore. E io mi ricordo una nazione che era messa peggio di noi, con economia ingessata, sindacati strapotenti, ed un senso di abbandono e di scoramento che noi non abbiamo. E poi arrivò lei

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