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La follia dell’imperatore

La follia dell'imperatore

Leggo, con trepidazione e paura un articolo del Wall Street Journal:

WASHINGTON – They say practice makes perfect, so top U.S. regulators and their British counterparts will conduct “war games” Monday to rehearse how they would handle the failure of a huge financial firm with operations in both countries. Federal Reserve Chairwoman Janet Yellen, Treasury Secretary Jacob Lew and other U.S. regulatory chiefs will join forces with Bank of England Gov. Mark Carney, U.K. Chancellor of the Exchequer George Osborne and British regulators in Arlington, Va., for the sessions focused on a major, hypothetical cross-border bank failure. The exercise—the first of its kind—is intended to test the new strategy developed by international regulators in the past six years aimed at handling the collapse of megabanks without the taxpayer bailouts and market tumult that characterized the 2008 crisis. Making the plan work, and convincing the world it can work, is part of the regulators’ drive to end the problem of “too big to fail” institutions – those whose collapse would do so much damage to the wider economy that policy makers would be forced to use taxpayer funds to keep them in business.

Benvenuti nell’allegro mondo dei giochi di guerra. Ma dato che questa è una delle mie passioni, e che mi interessavo di storia militare da prima del liceo, vediamo un po’ cosa c’è di opinabile.

Ci sono due tipi di “esercitazioni a tavolino”: quelle a copione definito, che servono principalmente a testare procedure, e quelle a copione aperto, in cui due team si affrontano in uno scenario in cui non c’è un esito predefinito. Per chi ha visto il film “top gun”, quello è il tipo di addestramento, e come nel film, la competizione tra i migliori non è per passare il corso: è per diventare istruttore.

Il fatto che si “attivino risorse” per testare il coordinamento tra le banche centrali in caso di crisi è secondo me un lavoro da compagnia telefonica, e tecnici informatici: cosa serve crearsi uno scenario e telefonarsi, se non a vedere se il telefono funziona?

Nell’articolo c’è un’altra “ingenuità” [a me è venuta in mente un’altra parola]: “The war game won’t be carried out in real time, because officials can’t spend days playing out likely scenarios”

Questi pensano che in una crisi bancaria avrebbero GIORNI? Complimenti, ho giusto un derivato da venderti, se questa è la tua conoscenza dei mercati!

Oltre a questo, in una crisi il fattore limitante non sono i soldi dei contribuenti, che sembrano uno dei punti nodali dell’esercizio. Peccato che non lo siano.

Piccola nota: i governi non è che non vogliono usare le tasse per salvare le banche perchè non è etico, perchè bisogna avere cura dei soldi pubblici etc. ma semmai è il contrario: gli eventi straordinari come crisi finanziarie o, toccando ferro, guerre, non solo competono con la spesa pubblica corrente, che è il loro motivo di essere, ma ricordano al popolo che in tempi normali sarebbe buona norma mettere soldi da parte per le emergenze. ma lungi da me dire che i tedeschi sono stati generosi dicendo che un deficit del 3% va bene.

Allora, qual’è il punto centrale delle emergenze? ma il tempo, naturalmente ! per la migliore teoria su questo, leggete qui.

Quindi, la prossima volta, mi facciano un favore. Trovino un po’ di trader e gestori, preferibilmente dotati di unpo’ di crudeltà intellettuale, e gli facciano fare da mercato. E facciano tutto in tempo reale, perchè se non si rendono conto che nessun tiranno è crudele come il tempo, di cos’altro non si rendono conto?

P.S.: se lo scopo era “Making the plan work, and convincing the world it can work”, mi spiace, il mio voto va da un’altra parte. Ma un sei per lo sforzo si può anche dare.