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La Bad Bank all’Italiana

La Bad Bank all’Italiana

La vicenda della “Bad Bank all’italiana” sta tornando a occupare le menti dell’Europa, con l’idea che la sua istituzione possa rimettere all’onor del mondo il sistema bancario italiano. Perfidi stranieri, non vogliono proprio capire che quando il governo dice che “il sistema è solido “ è in buona fede.

Evidentemente però, anche perfidi Italiani, perchè scendono anche titoli che in larga misura circolano sono sul mercato domestico, ad esempio le subordinate della banca popolare di Vicenza, scadenza 15 dicembre 2017. C’è stato un significativo rimbalzo su tutto il comparto, ma non si è tornati ai livelli di prima.

Io, badate bene, non ho particolari opinioni sulla bad bank:  per ora se ne sa poco, le cifre sono scritte nel vento, e chi legge cosa scrivo sa che le mie preoccupazioni sono altre. Purtroppo, le mie preoccupazioni impattano anche sulla bad bank, perchè mi sembra inutile chiedersi cosa succede se va bene: bisogna chiedersi cosa succede se va male. Dopo tutto, un personaggio noto disse, tanto tempo fa, “nessun piano sopravvive al contatto con il nemico”.

L’istituzione di una bad bank sistemica non è, di per sé, assolutamente necessaria ad un sistema bancario. Al contrario di ciò che mi sembra essere la percezione comune, con i tassi bassi ci sono ormai molti investitori istituzionali, anche di dimensioni molto grandi, che hanno società specifiche per fare proprio quello. Inoltre, perversione delle perversioni, per molti di questo investitori proprio la grande dimensione del problema è utile. Non si spendono 30 milioni di dollari di legali per un paio di crediti in sofferenza che a naso valgono 250 milioni di EUR. E come una fabbrica di automobili, questi istituzionali non stanno seduti ad aspettare che qualcuno gli porti le lamiere da lavorare: sono sempre interessati a trovare materiale. Vedasi a esempio qui.

Il problema italiano, nella mia percezione, è che il sistema abbia dei problemi strutturali, specialmente in campo di tutela della proprietà e di certezza dei contratti, che portano ad un problema abbastanza frequente nelle trattative commerciali: il venditore si fa una idea di prezzo in base a quanto ha “pagato” il bene che vende, e questo prezzo non sopravvive al contatto con i compratori. Inoltre, problema abbastanza comune nel paese dei proprietari di case, il fatto che un asset illiquido debba costare meno di uno che si scambia rapidamente (e soprattutto, significativamente meno di quanto ho pagato cinque secondi fa), non è nelle nostre corde.

Quindi, io non ho nessun problema dottrinario ad accettare che il venditore sia convinto di una valutazione  dei crediti in sofferenza al 50%, e che contemporaneamente l’acquirente offra 30%. Questo porta a trattative “faticose”: ad esempio, uno dei problemi che il governo Portoghese ha avuto quando negoziava la cessione di Novo Banco è che il compratore voleva una clausola di garanzia sul bene ceduto, o in alternativa un significativo sconto sul prezzo pagato. L’incontro tra domanda e offerta, in questi casi, è abbastanza traumatico. E dovrebbe essere chiaro a tutti che, con la politica enormemente espansiva delle banche centrali, non è che manchi la liquidità per finanziare ristrutturazioni bancarie. Quindi, anche nelle situazioni marginali, dovrebbe essere possibile trovare un acquirente. Se si danno adeguate garanzie.

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Questo rende, ancora una volta, l’intervento sulle banche Italiane del novembre scorso, ed il cugino Portoghese Novo Banco, parte del problema: dato che la maggior parte della gestione di un portafoglio di crediti in sofferenza (o dell’acquisto di un istituto bancario in difficoltà) è un lavoro da Legale, la Storia legale del paese di residenza e dell’istituto ceduto è, fatalmente, parte del prezzo. Ed è di questo che voglio occuparmi.

La freccia del tempo ha una sola direzione

La Bad Bank all’italiana infatti rischia di pagare le azioni passate. Come al solito, questa più che una opinione è un ragionamento, e ciascuno nella sua coscienza potrà giudicare se è sensato o meno.

Immaginate di proporre al Sistema Italia questa soluzione. Al sistema bancario vengono concessi cinque anni per riportare le sofferenze presenti in bilancio a percentuali umane, tramite la gestione ordinaria, senza aiuti, oppure così: invece di gestirli o venderli, ciascun istituto bancario creerà una entità separata, la Bad Bank, a cui verranno trasferiti i crediti in sofferenza, a un valore convenzionale concordato con la Banca Centrale Europea. L’istituto bancario può comprare una “garanzia pubblica”, ad un prezzo convenzionato. La risultante perdita a bilancio dovrà essere ripianata, ma se la Bad Bank dovesse essere un successo, il maggior ricupero rispetto al prezzo imposto tornerà alla banca istitutrice, e se è stata acquistata la garanzia statale, in parte a remunerare questa con un “premio”.

Ma questa proposta,come impatta sui mercati? Su questo, non so abbastanza. Beh, la mia sensazione è che ha una certa importanza quando la fate: fino al 21 novembre 2015, tra il 22 novembre e il 30 dicembre 2015, oppure adesso.

Naturalmente, come tutti i modellini matematici, il problema principale sono gli assunti. E quindi, se mi è permesso, ne descrivo alcuni:

  1. tutti i giocatori, chi più chi meno, hanno accesso ai dati storici della categoria di strumenti che detengono: corsi azionari, storia degli aumenti di capitale, incidenza media dei fallimenti, quanto si è recuperato alla fine della procedura etc. In sostanza, che la conoscenza del passato è diffusa;
  2. che tutti i giocatori, in qualche forma e colore, si comportino mediamente secondo la “prospect theory” di Kahneman e Tversky, più specificatamente nella parte in cui desume da evidenze empiriche che “ la motivazione a evitare una perdita è superiore alla motivazione a realizzare un guadagno” [per una piccola spiegazione: “Teoria del prospetto“];
  3. da un altro lato, in qualche modo la infrangano, nel senso che siano immuni da quello che nella teoria è stato chiamato “effetto incorniciamento” (bruttissima traduzione, perchè l’originale inglese è “Framing”, e si traduce come “incastrare / ingannare”: “Who framed Roger Rabbit” diventa “chi ha incastrato Roger Rabbit”), ben spiegato qui. In pratica, che siano in grado di estrarre le informazioni dal modo in cui sono presentate;
  4. ultimo assunto, che chi ha un titolo di una certa categoria e sistema legale sia informato su cosa succede a titoli simili, e ciò entri nella sua decisione sull’intera categoria.
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Andiamo dunque avanti: se propongo questo piano nell’ottobre scorso, a mia sensazione la percezione dell’investitore medio è la seguente, e non metto numeri per due motivi: primo, vedere percentuali con due decimali dopo la virgola in modelli con margini di errore di decine di punti mi fa venire l’orticaria, e secondo, per il mio ragionamento importa solo il segno.

Effetti della Bad Bank, banche sane

LEGENDA: “-” è effetto negativo per l’istituto bancario, calo dei corsi è aumento del costo del denaro, “+” è positivo, e “=” è effetto non significativo.

Ed ecco i possibili impatti.

Fare una legge sulla Bad Bank prima del decreto Salvabanche ha a mia opinione impatti minimi sulle banche sane: è possibile qualche calo delle azioni, e rialzo di tassi pagati, principalmente perché ci si aspetta che le banche sane mettano qualche soldo, ma niente di più. Dopo il Salvabanche, la storia cambia un po’: le subordinate pagano un prezzo alla variazione di stato normativo, e le obbligazioni Senior migliorano: il vantaggio derivante per le Senior dall’esistenza delle subordinate è improvvisamente aumentato, vedi qui.

Dopo il caso Portoghese, la situazione cambia ancora. Le obbligazioni subordinate pagano il dubbio  su un evento che non è stato ipotizzato per ora da nessuna parte: che, essendo stato ammesso il passaggio di passività senza toccare gli azionisti, le subordinate finiscano obtorto collo nel mare ondoso della nuova Bad Bank, senza contropartita alcuna. Gli azionisti risparmiano sull’aumento di capitale, e le obbligazioni Senior patiscono il fatto che, da quel momento in poi, il cuscino delle subordinate “vale” un po’ meno. Si, sembra che io sia paranoico. Ma cosa mi avreste detto se a metà dicembre avessi  predetto Novo Banco? Vedi qui.

Effetti della Bad Bank, banche “rischiose”

In questo caso si vede a cosa serve la Bad Bank… O a cosa serviva.

Fino al decreto Salvabanche, la percezione era che con un po’ di garanzia pubblica e cinque anni di tempo si potesse mettere tutto a posto. Chiaro, gli azionisti esistenti sarebbero stati diluiti pesantemente: a titolo di esempio, banca Monte Paschi ha fatto quattro aumenti di capitale in sei anni, e la Fondazione è stata pesantemente ridimensionata. Ma probabilmente, tra variegate vicende, entrambe le categorie di obbligazionisti ne avrebbero avuto un vantaggio, con la conseguenza che il costo di finanziamento per gli istituti “marginali” sarebbe sceso.

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Dopo, è un’altra storia: dubito molto che il contadino che detenga obbligazioni subordinate nella sua cassa rurale ed artigiana alla notizia dell’arrivo della Bad Bank faccia salti di gioia, perchè è ancora troppo fresco delle notizie di “azzeramento” che gli arrivano dai cugini di Ferrara, Chieti etc. Se ha solo obbligazioni Senior invece, ha quasi un mese in cui festeggiare: è tra i salvati del Grande Fratello.

Quando arriva la notizia dal Portogallo, se ha le Senior ha motivo di festeggiare meno. Forse molto meno. Chi gli dice che non lo ributtano nell’Inferno degli azzerati? Nessuna autorità pubblica ha impugnato i forconi a difendere la “par condicio creditorum”, ed ormai è passato un mese, una conferenza stampa di Mario Draghi, il Vertice di Davos, ed il sole continua a sorgere come ieri. Sì, hanno pagato i perfidi istituzionali, ma dato che non si è capito bene il criterio con cui è stata giustificato l’intervento, nelle sue basi fondanti indecifrabile, può andargli bene come male. Lotteria.

Effetti della Bad Bank, sulle “nuove” banche

Ovviamente, prima del decreto Salvabanche non ci sono impatti… Perchè queste banche non esistono.

Dopo il decreto Salvabanche, la “Bad Bank” darebbe un grande aiuto, sia al loro azionista, che lo si chiami Stato o sistema bancario o tutte e due (perché permetterebbe di dare un aiuto in caso di ulteriori sofferenze), che all’obbligazionista Senior rimasto nella nuova banca, che oltretutto non avrebbe motivo di scappare, semmai il contrario: sposto il mio denaro da banche ancora da risanare, ad una banca risanata, ed in più, se le sofferenze aumentano, mi tutelano ancora di più. “Cosa può andar male?”

Dopo il 30 dicembre, il discorso diventa veramente spinoso. Il potenziale compratore delle “nuove” banche si è letto tutta la storia del Novo Banco, dal primo intervento, all’offerta rigettata dal governo perché troppo bassa, fino al provvedimento che ha rimesso nella vecchia Bad Bank metà delle obbligazioni Senior emesse. E fino ad opinione contraria è tentato di trattare le Nuove Banche come il Barolo del Piemonte: va invecchiato almeno tre anni prima di poterlo aprire. Nel frattempo, la Nuova Banca deve rifinanziare i debiti in scadenza, probabilmente non al tasso Euribor + 0,35%. Tra l’altro, dato che le obbligazioni Senior in sostanza le tratta solo l’emittente, a che prezzo le ritira?

Problemi, problemi… Può servire la Bad Bank? Certo, ma ho qualche dubbio che la notte di Capodanno, stappando lo Spumante, chi deve vendere sul mercato le quattro nuove banche abbia avuto l’aria felice.

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